

La pesca del riccio di mare è un’attività portata avanti da tanti anni in Sardegna, in particolare nel cagliaritano sono celebri i piatti tipici con cui i molluschi vengono gustati, chi di noi non ha mai gustato un piatto di spaghetti coi ricci nella località di “Su siccu” a Cagliari? Purtroppo celebrità non fa rima con tutela e la residualità del bene primario a cui stiamo dedicando le nostre attenzioni è sempre più limitata.
Attorno al bene primario “riccio di mare” ruotano una serie di interessi e soprattutto di lavoratori che vivono e che grazie alla sua presenza portano “il pane a casa”. La forte richiesta del bene ha causato un grosso giro speculativo di raccolta indiscriminata e illegale che ha messo in pericolo la risorsa naturale e mandato in crisi i tanti ricciai autorizzati che si attengono alle regole di pesca in un calendario ben definito e costruito per una corretta gestione e consumo del riccio di mare.
Le proteste di numerosi gruppi ambientalisti e per la tutela della specie ha tagliato fuori ingiustamente i pescatori di ricci che hanno a cuore che la risorsa non si esaurisca nel breve periodo, perché fondamentale per la sopravvivenza del loro tradizionale mestiere.
Il progetto “APPesca Riccio di Mare” vuole dare una risposta concreta di tutela della specie e contemporaneamente del lavoro dei ricciai onesti, che di quella risorsa si occupano e che conoscono a fondo. La pesca del riccio, avviene mediante segnalazione tramite indicazione sul “giornale di pesca” della zona in cui viene pescato il riccio, le modalità di prelievo e l’eventuale presenza di un barcaiolo. Questi dati, da oggi saranno raccolti in un’App collegata direttamente con le autorità di monitoraggio competenti e certificabile in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine.
L’iniziativa è stata fatta in collaborazione con AGCI Sardegna, l’Università di Cagliari e l’ufficio pesca della Regione Sardegna ed è stata finanziata dal FEAMP per la “misura 1.26, innovazione tecnologica del settore della pesca”.
Giovanni Loi vice presidente di AGCI Sardegna è un traguardo che permetterà di conoscere le zone maggiormente sottoposte a sforzo di prelievo e darà ai pescatori la possibilità di scambiarsi i dati e responsabilmente di non caricarle di ulteriore sforzo.
Andrea Sabatini, dipartimento di Scienze della vita e dell’ambiente concorda sulla risposta data per risolvere i problemi di una risorsa in sofferenza e di avere finalmente un quadro chiaro e preciso della sua presenza nei fondali della costa sarda. Proprio per questo, un altro obiettivo sarà quello di far acquisire alla Regione questo sistema alternativo al diario di pesca cartaceo e avere una maggiore tracciabilità, sistematizzando il riccio in lotti di produzione e permettere ai consumatori di sapere dove è stato pescato il prodotto, verificare se arriva da un pescatore regolare e certificare l’ecosostenibilità della pesca.
Si è conclusa con la consegna dei primi dieci smartphone agli operatori del mare che si schierano apertamente a favore dell’iniziativa, ritenuta come uno sforzo concreto per arginare la pesca illegale e sottotaglia del riccio, tutelando in primis loro stessi e la tradizione culinaria sarda.